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Libri da web: torna «Sacramento»

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l’alter ego di Yari Gugliucci

Irascibile, vulcanico, inarrestabile, sarcastico; è il ciclone, “faccia d’epoca”, come scrivono i tabloid inglesi e americani, ovvero Yari Gugliucci e il suo libro, “Secondo Billy Sacramento”, edito da Iuppiter. Il primo atterraggio e apparizione del volume è stato in terra, anzi sulla celluloide colorata del palcoscenico di Giffoni Festival Film.

Più che festival, una festa, una accoglienza da star e copie esaurite in un batter di mani. Se non fosse per il laureato in sociologia, fine dicitore, prima caratterista ora protagonista nei teatri di mezzo mondo, al cinema o in televisione, -e ne vedremo delle belle nel 2015-, una trottola da decine di migliaia di chilometri all’anno, praticamente bilingue, già il titolo potrebbe sembrare pretestuoso.

E sotto sotto lo è; la disordinata, caotica vita quotidiana, preschizoide, ansiogena votata ai rapporti mordi e fuggi di Internet e delle metropoli e sessuali, è il punctum, il punto focale del racconto, delle avventure di questo Sinbad “scafato” del XXI secolo, l’alter Ego di Yari Gugliucci.

L’incipit fa pensare ad un omega, ad una fine precoce; la tecnica narrativa è quella del flash back con le varianti dell’autore cui va dato atto di essere imprevedibile, eccessivo, ma riflessivo al tempo stesso. “Due cose non ho potuto evitare nella vita: i miei genitori e il mio destino. Mio padre una volta mi disse di comportarmi bene e resterai solo. Eppure sulla mia tomba oggi sono presenti esponenti di religioni diverse, qualche supporter del West Ham, molti giornalisti e tantissimi curiosi.

Mio padre aveva sempre ragione ma anche stavolta non devo aver ascoltato il suo consiglio.” Fulminante, come era stato l’incipit del primo volume delle avventure dell’Ulisse contemporaneo. Adrenalinica la vita e il commento della presunta propria morte, con il chi c’era e chi non c’era. Se ci aggiungiamo il cognome, la foto di copertina, di Ciro Fundarò, con un agnello, vivo, sottobraccio, la provocazione del titolo è chiara, come la faccia profetica, più che da profeta.

I capitoli sono scanditi come sei sacramenti, consigli e prescrizioni vitali alla Billy: non uccidere; non farsi condizionare; non innamorarsi; non impazzire; non perdere l’attimo; non arrendersi mai. L’inquietudine del protagonista rocambolesco del racconto è la nostra, lo scontro con i mulini a vento è la stessa, anche se i mulini di Billy-Yari sono ruote tornite, seducenti di pelle e capelli biondi, bruni e occhi sexy: “Potrei vivere sereno come fanno i tre quarti dell’umanità, invece ho bisogno di toccare il fondo per star bene. Non è depressione, non è masochismo, forse è solo chiaroveggenza. Anzi “oscuro veggenza”.

Si capisce che tra chi ha il potere e il cittadino, tra materia e forma e sentimento c’è un abisso inarrivabile. Più che consigli o sacramenti laici, spesso anche saggi, realistici, quelli di Billy possiedono il senso indotto, dal caos della società, il germe dell’impotenza. Ma in fondo non bisogna arrendersi, neppure virtualmente seduti su di un panchina a guardare il proprio funerale. Lo rivedremo Billy, statene certi.

di Marcello Napoli

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